Patrich Jolley, Rebecca Trost e Inger Lise Hansen
Here After

Here After nasce dalla collaborazione tra Patrich Jolley, Rebecca Trost e Inger Lise Hansen nel marzo 2003 quando, su commissione e in collaborazione con la Breaking Ground e il Ballynum, gli artisti hanno avviato il grande lavoro di indagine e riprese da cui ha preso forma il film. 

Il progetto origina da un interesse comune per i luoghi abbandonati. Gli artisti hanno preso spunto da tale interesse per esplorare e fare esperimenti con la fisicità degli spazi in disuso dei Shangan block. Intenzionati ad usare gli spazi svuotati ed infine demoliti del vecchio Ballymun, essi si sono poi concentrati sugli appartamenti di Shangan. Girato in Super 8 e pellicola di 16 mm, senza l’ausilio di luce artificiale, il film mostra in un rigoroso bianco e nero gli spazi vuoti, distrutti e gli oggetti abbandonati, lasciati dagli ex inquilini: materassi, un sofà fuori moda, una poltrona, tende di pizzo, mensole, uno schermo da computer, piatti, tappeti, libri, documenti e scritti. Sono ancora visibili le tracce delle famiglie che lì vivevano: adesivi attaccati ai muri nella camera dei bambini, una giacca solitaria appesa in un armadietto a muro, un vaso sulla finestra della cucina. Questi oggetti si trovano in una specie di limbo, abbandonati ma non propriamente gettati via: acquistano qui una vita propria, un corpo e talvolta una strana ironia, mescolata al senso di malinconia che comunemente investe i luoghi consegnati al passato. Nel film la casa, gli ambienti diventano popolati dal non vivo. Tutto risulta assurdo e comico allo stesso tempo, tanto che gli stessi oggetti, prima goffi, si caricano ora di un’eco antropomorfa. In sequenze analoghe un mucchio di materassi vibra e sussulta, piastrelle di linoleum si sollevano e si arricciano sul pavimento, i tappeti sospirano e si avverte il rigurgito dell’imbottitura di un divano. E’ la trasformazione in atto di un luogo morto e solo, in vivente, carico di energie seppur privo di presenze umane.

Galleria Nicola Fornello / Antonella Nicola e Enrico Fornello, Prato
Patrich Jolley, Rebecca Trost e Inger Lise Hansen, Here After
Pantani Surace, Non chiedetemi perché la pioggia si trasforma in grandine 
Dal 26 marzo al 22 maggio 2004, doppia personale

Patrick Jolley, artista irlandese, impegnato sulla scena internazionale europea e americana da diversi anni e presente nei più importanti festival del cinema con le sue opere cinematografiche.
Pantani Surace che lavorano in coppia dal 1995, muovendosi come una sorta di contemporanei alchimisti interessati alla mutevolezza delle cose e dei fenomeni naturali.

Here After arises from the co-operation among Patrich Jolley, Rebecca Trost and Inger Lise Hansen. In March 2003 they worked with the Breaking Ground and the Ballymun, which ordered them the job. A long enquiry was held, shooting was carried out and the film finally took shape. 

The project grew out of a shared interest in derelict locations. The artists used this interest as a basis to experiment with the physicality of the Shangan Blocks’s disused floors. Determined to use spaces related to the emptying out and eventual demolition of old Ballymun, they focused on the Shangan flats. With Super 8 and 16 mm film, and using only available light, they shot a black-and-white film, efficiently showing ruined empty spaces and the items left behind by former residents: an array of mattresses, an outdated chesterfield, an armchair, lace curtains, shelves, a computer monitor, dishes, carpeting, books, papers and other debris. Traces of the families that once lived here remain: stickers on the walls of children’s room, a lone jacket hanging in a hall closet, a vase in a kitchen window. These objects are in a kind of limbo, left behind, but not properly discarded: in this state things regain their lives and matter, ironically mixed with melancholy that commonly involves places handed over to the past. In the film the rooms and the whole house are lived by unlived things. The whole situation is absurd and comical at the same time, rendering these awkward objects utterly anthropomorphic. In similar sequences a stack of mattresses shivers and quakes, linoleum tiles rise up and scramble across the floor, carpets breathe, a sofa regurgitates its stuffing. A lifeless and lonely place starts to take on new life, charged with energy though devoid of humans.

Nicola Fornello gallery / Antonella Nicola & Enrico Fornello, Prato
Patrich Jolley, Rebecca Trost and Inger Lise HansenHere After / Pantani Surace, Non chiedetemi perché la pioggia si trasforma in grandine
From 26th March to 22nd May 2004

On Friday 26th March at 6 p.m. the gallery is going to open two personal shows:
Patrick Jolley, from Ireland, being working on the international and American scene for several years and present in the most important Film Festivals with his screen-works.
Pantani Surace, being working together since 1995, are concerned with the mutability of things and of the natural phenomena, and they act as a sort of contemporary alchemists.